WORLD OBESITY DAY E COVID-19

1 persona su 4 è obesa. Una condizione che, secondo le stime, nei prossimi 30 anni riguarderà 92 milioni di cittadini e che ridurrà la speranza di vita di 3 anni entro il 2050. L'obesità è infatti associata a maggiore morbilità e mortalità nel mondo e l'impatto della pandemia COVID-19 può rappresentare una nuova sfida per la salute. Fattori biologici e sociali associati all'obesità conferiscono un rischio maggiore di infezione da COVID-19, ospedalizzazione e maggiore gravità rispetto alle persone con peso normale. Scopri di più con i medici di Cibum dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese

Covid-19-and-Obesity

Consulenza scientifica

Barbara Paolini

Medico Dietologo dell’UO di Dietetica e Nutrizione Clinica presso l’Azienda ospedaliero-universitaria Senese. Professore all'Università di Siena. Presidente Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, sezione Toscana (ADI).

OBESITÀ IN TEMPO DI COVID-19: UNA SFIDA PER LA SALUTE

Un numero crescente di studi ha cercato di collegare l’obesità alla gravità e/o alla morte causata dal COVID-19. Ad esempio, i dati epidemiologici preliminari dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno mostrato che tra i pazienti COVID-19 con obesità, il 69% aveva un indice di massa corporea (BMI) compreso tra 30 e 40 kg/m2, e il 30,1% aveva un’obesità grave (BMI ≥40 kg/m2).

L’obesità comporta indubbiamente uno stato pro-infiammatorio di basso grado che produce una disregolazione del sistema immunitario che compromette la sua capacità di rispondere alle infezioni respiratorie da COVID-19 e porta ad un peggioramento della malattia.

Allo stesso modo, lo stato nutrizionale è un importante mediatore delle complicanze nei pazienti critici. Infatti le persone con obesità e malnutrizione proteico-energetica ricoverate in terapia intensiva, per qualsiasi patologia, hanno un aumento della mortalità rispetto a soggetti ben nutriti della stessa categoria di peso. Pertanto, è possibile che quando l’eccesso di peso è associato a sarcopenia e/o malnutrizione, le complicanze mediche respiratorie siano molto più gravi.


Potenziali meccanismi patogeni dell’infezione da COVID-19 nelle persone con obesità
Endocrinol Diabetes Nutr. 2021 feb; 68 (2): 123–129

OBESITÀ E COVID-19

Una recente meta-analisi sull’obesità e sul COVID-19 mostra che:

  • il rischio di positività al COVID-19 per le persone con obesità è del 46% più alto rispetto alle persone non obese
  • le persone con obesità raddoppiano il rischio di ospedalizzazione
  • il rischio di ricovero in terapia intensiva, in particolare quando il BMI è ≥ 35 kg/m2, aumenta del 74%
  • viene confermata anche una mortalità in eccesso del 48%

È noto che l’obesità è associata a uno stato proinfiammatorio di basso grado, con un aumento delle citochine (TNF-α, interleuchina-6) che genera una disregolazione della risposta immunitaria innata e adattativa. Questa condizione immunitaria nelle persone con obesità, porta ad una maggiore suscettibilità alle infezioni, scarsa risposta al trattamento con antivirali e minore efficacia dei vaccini.

Nell’obesità, la peggiore risposta dei linfociti T (CD4 + e CD8 +), insieme alla linfocitopenia secondaria ad infezione ed apoptosi indotta da COVID-19, favorisce un peggioramento del coinvolgimento polmonare.

Inoltre le comorbilità (ipertensione, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari) e uno stato di ipercoagulabilità e trombosi, determinano una prognosi peggiore contro l’infezione da COVID-19.

Allo stesso modo, le persone con obesità presentano maggiori difficoltà respiratorie dovute alla resistenza al flusso d’aria, minore espansione del volume polmonare, difficoltà a mobilizzare la gabbia toracica (diaframma e muscoli intercostali), che sarà responsabile dell’ipoventilazione, dell’ipertensione polmonare e dell’apnea notturna.

L’ESPERTA: LA VITAMINA D AIUTA CONTRO IL CODIV-19

“L’obesità è spesso associata a carenza di vitamina D. Questa oltre alle sue azioni sull’osso, svolge un ruolo di primo piano nella regolazione dell’immunità innata e adattativa e nella modulazione infiammatoria.” Afferma la dottoressa Barbara Paolini, che indica: “Da un punto di vista clinico, la carenza di vitamina D è associata ad un aumento di infezioni respiratorie, difficoltà respiratoria e fibrosi polmonare, mentre il trattamento con vitamina D previene queste complicazioni. Un trattamento profilattico e terapeutico con vitamina D per prevenire e curare l’infezione da COVID-19, potrebbe ridurre la probabilità di ricovero, tuttavia i dati sono ancora insufficienti seppur incoraggianti.”

COME COMBATTERE L’OBESITÀ E IL COVID-19

Possiamo contare su strumenti utili per frenare la potenziale suscettibilità delle persone con obesità all’infezione da COVID-19, come:

  • controllare le comorbidità che condizionano una somma di fattori di rischio di vulnerabilità a contrarre l’infezione e di peggioramento dell’evoluzione della malattia
  • promuovere un’azione terapeutica attiva per incentivare cambiamenti nello stile di vita che aiutano a ridurre lo stato pro-infiammatorio e ristabilire l’equilibrio immunitario. Da un lato, promuovere una dieta mediterranea ipocalorica, che contiene una varietà di nutrienti con elevata capacità antiossidante; dall’altro, l’aumento dell’esercizio aerobico, che ha una chiara azione immunomodulante e antinfiammatoria, diminuendo le citochine pro-infiammatorie e migliorando la sensibilità all’insulina.

Entrambi i pilastri del trattamento richiedono un approccio globale e multidisciplinare che garantisca il successo di queste misure a lungo termine.

BIBLIOGRAFIA

  1. Rubio Herrera MA, Bretón Lesmes I. Obesity in the COVID era: A global health challenge.Obesidad en tiempos de COVID-19. Un desafío de salud global. Endocrinol Diabetes Nutr. 2021 feb; 68 (2): 123–129
  2. Fedele D, De Francesco A, Riso S, Collo A. Obesity, malnutrition, and trace element deficiency in the coronavirus disease (COVID-19) pandemic: An overview. Nutrition. 2021 Jan; 81: 111016
  3. Yu W, Rohli KE, Yang S, Jia P. Impact of obesity on COVID-19 patients. Endocrinol Diabetes Nutr. 2021 feb; 68 (2): 123–129

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