ALLENAMENTO IN ETÀ GIOVANILE

Le considerazioni sull’allenamento come somma di fattori di stress, che si aggiungono agli altri fattori di natura extra-sportiva, valgono per tutte le età. Per l’allenamento giovanile, in età prepuberale e puberale, si devono porre ulteriori particolari attenzioni. Il bambino e l’adolescente non devono essere considerati semplicemente come adulti in miniatura per i quali è sufficiente ridurre la quantità e la durata degli stimoli allenanti mantenendo i modelli usanti per gli atleti maturi. Scopri come organizzare un allenamento efficace per i più giovani con i medici di Cibum dell’Università di Siena

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Consulenza scientifica

Marco Bonifazi

Specialista in Medicina dello Sport, è Professore associato di Fisiologia
presso il Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze dell’Università di Siena. Coordinatore tecnico del Centro Studi e Ricerche della Federazione Italiana Nuoto. Ha partecipato, come medico e dirigente tecnico a otto edizioni dei Giochi Olimpici, dal 1988 al 2016.

ALLENABILITÀ NEGLI ADULTI

L’allenabilità è la capacità di adattarsi agli stimoli allenanti a cui consegue il miglioramento della prestazione (reazione positiva all’allenamento). Negli adulti (o nei giovani la cui struttura fisica ha raggiunto la taglia adulta) i modelli di allenamento sono basati sull’allenabilità dei sistemi metabolici e dell’efficienza tecnica del gesto o dell’andatura di gara. Quindi, per allenare gli adulti, gli stimoli allenanti devono avere:

  • un’intensità (o velocità) corrispondente a un preciso impegno metabolico con un’efficienza adeguata
  • un volume appropriato a mettere in crisi i sistemi energetici, il loro recupero e il controllo motorio
  • una struttura adatta delle ripetizioni e dell’intervallo di recupero, per gli stessi obiettivi
  • una frequenza corretta nel ciclo di allenamento per generare una somma di adattamenti utili
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LA PUBERTÀ

La pubertà è la fase della vita nella quale maturano i caratteri sessuali e avviene la massima accelerazione della crescita. Essa inizia, di solito, tra 9 e 13 anni nelle femmine e tra 10 e 14 anni nei maschi, ed è un processo che dura dai 2 ai 4 anni.

Questo spiega le notevoli differenze che possono esserci nella taglia corporea fra bambini e adolescenti che gareggiano assieme. Infatti, la partecipazione dei bambini all’attività sportiva è basata sull’età cronologica, ma i giovani atleti possono avere anche 3 – 4 anni di differenza nell’età biologica!

ALLENABILITÀ E PUBERTÀ

L’indicatore più semplice e efficace del grado di allenabilità in funzione dello sviluppo puberale è la taglia corporea. Sino a quando l’altezza e la massa corporea sono lontane dai valori dell’età adulta l’allenabilità dei sistemi metabolici è modesta.

Prima e durante la pubertà, il costo energetico e la coordinazione possono migliorare rapidamente con l’allenamento, ma le qualità metaboliche sono considerate da moderatamente a scarsamente allenabili.

L’ESPERTO: GIOVANI E SISTEMI METABOLICI

“La domanda da farsi è: stimolare i meccanismi energetici di un bambino o di un adolescente lo farà diventare un atleta più forte quando sarà adulto? Molto probabilmente la risposta è NO.” Indica il Professor Marco Bonifazi, che spiega: “Per questo motivo l’allenamento in età pre-puberale e puberale non dovrebbe avere come obiettivo principale gli adattamenti dei sistemi metabolici.”

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SVILUPPO DELL’ALLENAMENTO A LUNGO TERMINE

Gli anglosassoni distinguono differenti fasi di sviluppo dell’atleta a lungo termine. Per i primi anni di attività, sino alle soglie della pubertà, usano il neologismo “FUNdamental” che significa imparare i fondamentali dello sport attraverso il divertimento.

In seguito, la fase puberale e quella immediatamente post-puberale serviranno per imparare ad allenarsi (l’esercitazione ha scopo addestrativo e non di stimolo metabolico) e poi per “allenarsi” all’allenamento in modo da abituarsi correttamente a volumi crescenti di lavoro.

Solamente più tardi, circa dai 16 anni d’età, pur con differenze individuali anche molto ampie che possono anticipare o posticipare di uno-due anni in rapporto al grado di sviluppo biologico, si inizia a finalizzare l’allenamento per la gara.

Ne consegue che, nell’allenamento in età puberale, le varie esercitazioni dovrebbero avere obiettivi tecnici e di addestramento, piuttosto che di carattere metabolico. Ciò dovrebbe avvenire tramite:

  • una struttura flessibile del programma di allenamento, modulata al momento dall’allenatore nel volume e negli intervalli di recupero per favorire l’apprendimento dell’atleta
  • un volume ridotto di lavoro, rispetto ai modelli fisiologici previsti, per non mettere inutilmente in crisi le riserve energetiche ed i meccanismi di recupero
  • un’intensità appropriata, corrispondente ad un determinato impegno metabolico, ma applicata a scopo addestrativo e non per generare adattamenti dei sistemi energetici
  • una frequenza degli stimoli allenanti non strutturata, perché non interessa esaltare gli adattamenti, ma garantire l’apprendimento

Solamente quando la taglia corporea del giovane atleta sarà quella definitiva, si potranno applicare i principi della periodizzazione dell’allenamento per trarne il massimo vantaggio.

BIBLIOGRAFIA

  1. Ford P, De Ste Croix M, Lloyd R, Meyers R, Moosavi M, Oliver J, Till K, Williams C. The long-term athlete development model: physiological evidence and application. J Sports Sci. 2011
  2. Hebestreit H, Bar-Or O. The Young Athlete. International Olympic Committee. Blackwell Publishing, 2008

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