INSULINA: EVOLUZIONE DELLA TERAPIA

La scoperta dell’insulina cambiò radicalmente l’approccio della comunità medica e scientifica al diabete mellito. Ben presto numerosi laboratori iniziarono a lavorare alla produzione di formulazioni di insulina con profilo farmacocinetico e farmacodinamico più favorevole per mimare la fisiologica secrezione pancreatica con l’obiettivo di ridurre la necessità di multiple iniezioni giornaliere. Da qui, la nascita delle formulazioni di insulina a maggior durata d’azione, come ad esempio l’insulina Hagedorn e, successivamente, le insuline premiscelate. Nel centenario della scoperta dell’insulina, scopri di più con i medici di Cibum dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese

insulina-diabete

Consulenza scientifica

Francesco Dotta

Professore Ordinario di Endocrinologia e Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze presso l’Università degli Studi di Siena. Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Diabetologia e Malattie Metaboliche, Azienda ospedaliero-universitaria Senese, Policlinico “Le Scotte”, Siena. Presidente dell’Osservatorio della Regione Toscana per la formazione medico-specialistica. Direttore del Centro Studi e Ricerche dell’Health City Institute.

INSULINA: SEMPRE ALLA SCOPERTA DI NUOVE MOLECOLE

Un ulteriore importante passo avanti nella terapia insulinica è rappresentato dal sequenziamento dell’insulina, che ha permesso la produzione di insuline sintetiche ‘umane’ da DNA ricombinante, in sostituzione delle insuline animali fino ad allora utilizzate.

Tra il 1990 e i primi anni 2000, diventano disponibili i primi analoghi a rapida e lenta durata d’azione, rispettivamente lispro e glargine, che dimostravano un profilo farmacocinetico nettamente più favorevole rispetto alle molecole fino ad allora in commercio.

A seguire, altre molecole ad azione rapida (aspart, glulisina, faster aspart) e lenta (degludec, glargine U300) sono state messe a disposizione dei pazienti, e nuove molecole sono in studio (ad esempio, analoghi ultralenti a somministrazione settimanale) per migliorare ulteriormente la qualità di vita dei pazienti che assumono terapia insulinica.

L’ESPERTO: I METODI DI SOMMINISTRAZIONE

I miglioramenti nella terapia insulinica sono stati realizzati anche grazie ai progressi nel metodo di somministrazione, passando dalla somministrazione tramite fiale e siringhe, alla disponibilità di penne pre-riempite e sistemi di infusione continua sottocutanea, dotati di tecnologia sempre più all’avanguardia.” Indica il Professor Francesco Dotta, che spiega: “Dalla scoperta dell’insulina nel 1921, formulazioni via via più funzionali e versatili hanno consentito, insieme all’evoluzione tecnologica dei sistemi di monitoraggio della glicemia, di migliorare la terapia del diabete e la qualità di vita dei pazienti, tuttavia, il raggiungimento di un adeguato target glicemico rimane difficile, con importanti conseguenze sul rischio di complicanze a medio e lungo termine e sulla mortalità.”

LA SFIDA DELLA PREVENZIONE

La ricerca sta oggi volgendo la propria attenzione alla possibilità di prevenire o ritardare la distruzione immuno-mediata delle cellule beta pancreatiche. A questo scopo sono state utilizzate alcune terapie immunosoppressive, che tuttavia hanno ottenuto risultati solo parziali, probabilmente perché i il diabete di tipo 1 è una malattia fenotipicamente eterogenea.

Diversi trials clinici stanno valutando la possibilità di intervenire precocemente per modificare l’evoluzione della patologia e molti progetti interazionali multicentrici stanno lavorando a questo ambizioso obiettivo, ad esempio Type 1 Diabetes TrialNet, l’Immune Tolerance Network e INNODIA (An Innovative approach towards understanding and arresting Type 1 Diabetes).

Nel 2019, nell’ambito del progetto Type 1 Diabetes TrialNet è stato dimostrato che un ciclo di 14 giorni di trattamento con l’anticorpo anti-CD3 teplizumab in individui con positività autoanticorpale e disglicemia potrebbe ritardare l’insorgenza del diabete clinicamente manifesto di almeno 2 anni.

Nell’ambito del progetto INNODIA (un partenariato pubblico-privato europeo che vede coinvolti centri universitari europei, tra cui l’Università degli Studi di Siena, partner industriali, associazioni di beneficienza e piccole imprese), dal Dicembre 2020 sono stati intrapresi 4 diversi studi clinici di intervento rivolti a pazienti con recente diagnosi di diabete mellito di tipo 1 e specifiche caratteristiche cliniche al momento dell’arruolamento (ad esempio età, numero di autoanticorpi positivi, livelli di C-peptide basale), allo scopo di indagare l’efficacia e la sicurezza di diversi approcci farmacologici (tra cui immunoterapia antigene-specifica, anticorpi monoclonali anti-CD40, globuline anti-timociti, verapamil) per rallentare la perdita di massa beta cellulare nei pazienti diabetici e migliorare il compenso glicemico.

Lo sviluppo di nuove possibilità terapeutiche rende sempre più cruciale il ruolo del team diabetologico che deve essere dunque pronto ad intraprendere precocemente la terapia più appropriata in base alle caratteristiche del paziente, per garantire il raggiungimento del target glicemico più adeguato.

BIBLIOGRAFIA

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  7. IDF Diabetes Atlas 9th Edition 2019

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