ALLERGIE DI PRIMAVERA: ATTENZIONE, FAVORISCONO LE ALLERGIE ALIMENTARI

Arriva la primavera e con lei le allergie ai pollini, responsabili delle cause più comuni di rinite allergica, congiuntivite allergica e asma bronchiale. Ma l’allergia ai pollini va a braccetto con le allergie alimentari. Queste possono peggiorare in primavera, soprattutto le allergie agli alimenti vegetali.  Ciò è dovuto ad una reattività crociata di pollini e allergeni alimentari. Scopri di più con i medici di Cibum dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Senese

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Consulenza scientifica

Barbara Paolini

Barbara Paolini

Medico Dietologo dell’UO di Dietetica e Nutrizione Clinica presso l’Azienda ospedaliero-universitaria Senese. Professore all'Università di Siena. Presidente Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, sezione Toscana (ADI).

ALLERGIE ALIMENTARI ED AI POLLINI

Le allergie respiratorie colpiscono il 10-30% degli adulti e dei bambini in tutto il mondo, mentre si stima che l’allergia alimentare colpisca più dell’1-2% e meno del 10% della popolazione.

Negli adulti, fino all’80% di tutti i casi di allergia alimentare, sono preceduti da sensibilizzazione (clinica o subclinica) agli aeroallergeni. In questi pazienti i sintomi di allergia alimentare sono causati da reazioni crociate tra cibo ingerito e allergeni inalati. Anche nei bambini, si suggerisce che la sensibilizzazione crociata possa essere riscontrata fino al 25% dei casi. 

La reattività crociata è un fenomeno immuno-mediato di un anticorpo IgE che riconosce, si lega e induce una risposta immunitaria a molecole allergeniche simili (omologhi).

Le sindromi e le associazioni polline-cibo sono allergie alimentari che colpiscono individui, sensibilizzati ai pollini, che sono diventati i tipi più diffusi di allergia alimentare negli adolescenti e negli adulti europei, colpendo circa il 5% della popolazione dell’Europa centrale.

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GLI ALLERGENI NON SONO TUTTI UGUALI!

Allergeni alimentari di classe 1:  costituiti da proteine resistenti alla digestione e al calore. Questi si comportano da allergeni sensibilizzanti a livello gastrointestinale. In questa classe troviamo ad esempio le maggiori proteine allergeniche del latte, dell’uovo, del pesce, dei crostacei e di alcuni vegetali.

Allergeni alimentari di classe 2: costituiti da proteine non resistenti al calore e alla digestione, generalmente non sono in grado di provocare sintomi sistemici. Sono presenti nei vegetali, ma anche in alimenti di derivazione animale (proteine termolabili del latte, della carne, dell’uovo) e causano sintomi per lo più localizzati al cavo orale (sindrome orale allergica) in quanto, degradati a livello gastrico, perdono il loro potere antigenico. I sintomi compaiono previa sensibilizzazione ad allergeni omologhi contenuti nei pollini. 

Questo fenomeno dovrebbe essere distinto dalla comune allergia alimentare senza sensibilizzazione agli aeroallergeni cross-reattivi, in cui gli allergeni alimentari appartengo alla classe 1.

Tipicamente, le sindromi polline-cibo sono prodotte da allergeni alimentari di classe 2. A differenza della classe 1, una allergia alimentare che colpisce soprattutto i bambini piccoli, l’allergia alimentare di classe 2 si osserva soprattutto negli adulti come conseguenza di sensibilizzazione per aeroallergeni cross-reattivi.

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LE MOLECOLE RESPONSABILI

Gli anticoprpi IgE vengono prodotti dal sistema immunitario solo contro alcuni segmenti di molecola che sono definiti epitopi. Questi sono caratterizzati da catene aminoacidiche legate da ponti disolfuro e pertanto molto difficili da rompere e sono resistenti al calore e alla digestione gastrica (termo e gastro resistenti). Ma ci sono anche epitopi più deboli costituiti da catene che si ripiegano su stesse, più labili al calore e alla digestione gastrica (termo e gastrolabili).

Diverse sono le molecole responsabili:

  • Le profiline sono le molecole più labili contenute negli alimenti e sono considerate “panallergeni” perché presenti in molti cibi. Il maggior responsabile è la betulla. Il calore denatura le profilline e quindi nulla osta permettere ai pazienti di assumere frutta e verdura cotta, succhi di frutta e marmellate.
  • Le PR10 sono molecole meno labili che sono definite omologhe dell’allergene maggiore del polline di betulla. Gli allergici alle betullacee reagiranno frequentemente con frutta che contiene alte concentrazioni di PR10 come per es. la mela. Il calore e la digestione gastrica denaturano rapidamente le PR10.
  • Le Lipid Transfer Proteins (LTPs) sono ancora più stabili. Sono molecole presenti nella frutta soprattutto sotto la buccia. Esse sono molto rappresentate nella frutta fresca, secca e legumi. Coloro che sono sensibilizzati a queste proteine manifestano sintomatologia sistemica più o meno grave a seconda della dose di alimento ingerita, delle circostanze di ingestione dell’alimento e delle caratteristiche del soggetto allergico. L’allergia alla LTPs non è una reattività crociata con il polline e in tal senso è una vera allergia alimentare.
  • Le Seed Storage Proteins (SSPs) sono proteine più stabili e quindi pericolose in assoluto. Sono 2S Albumine presenti nella frutta secca e nei legumi, e sono anche alcune proteine del latte come la caseina e dell’uovo come l’ovomucoide o dei crostacei come le tropomiosine. Tutte sono in grado di produrre gravi reazioni sistemiche anafilattiche.

ALIMENTI FONTI DI PIÙ ALLERGENI

Gli alimenti non contengono un solo allergene, ma plurimi allergeni.

Infatti gli alimenti vegetali contengono numerosi potenziali allergeni; molti di questi sono assai simili agli allergeni che si possono ritrovare nei pollini. È proprio questa somiglianza (o vicinanza, in termini biologici) tra gli allergeni alimentari di origine vegetale e quelli pollinici a causare il peggioramento dei sintomi in primavera. Il fenomeno prende il nome di cross-reazione o cross-reattività tra allergeni pollinici ed alimenti vegetali.

Gli alberi responsabili come fonte di polline cross-reattivo con gli alimenti appartengono a diverse famiglie di piante anemofile: 

  • Betulaceae (famiglia delle betulle)
  • Oleaceae (famiglia degli ulivi
  • Platanaceae (famiglia dei platani)
  • Cupressaceae (famiglia dei cipressi) 
  • Vitis vinifera (vitigno)

SINTOMI

I sintomi dipendono dalla conformazione degli epitopi! Gli epitopi labili producono reattività soprattutto nel sito di ingestione: cavo orale e lingua, con risoluzione spontanea in breve tempo. Il pH gastrico infatti denatura l’allergene e la reattività di questi epitopi si manifesta solo come “Sindrome Orale Allergica (SOA)”, fastidiosa ma non pericolosa.

Per contro, se il paziente assume un alimento contenente un epitopo lineare, la sintomatologia che si innesca è più generalizzata: cutanea, respiratoria o gastro-enterica. Il pH acido gastrico non è in grado di inattivare l’allergene.

I sintomi delle sindromi allergiche ai pollini alimentari vanno dunque dalla sindrome da allergia orale (SOA) all’anafilassi grave, e gli alimenti coinvolti sono di origine vegetale, principalmente frutta e verdura, consumati crudi

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Sindrome o associazione
Sindrome betulla – mela
Sindrome cipresso – pesca
Sindrome sedano – artemisia – spezie
Associazione artemisia – pesca
Associazione artemisia – camomilla
Associazione artemisia – senape
Associazione ambrosia – melone – banana
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DIAGNOSI

Di recente, è stato sviluppato un sistema esperto affidabile per supportare l’interpretazione dei test molecolari per l’allergia basati su microarrays. I microarray allergenici facilitano il test simultaneo di oltre 100 componenti allergeniche, rappresentano la tecnologia all’avanguardia per la diagnosi di allergie in pazienti polisensibilizzati e hanno un ruolo importante nella diagnosi accurata di sindromi e associazioni legate alla sensibilizzazione IgE ai componenti allergenici cross-reattivi.

L’ESPERTA: SERVE UNA DIAGNOSI ALLERGICA SU BASE MOLECOLARE

“I pazienti allergici a determinati allergeni alimentari e allergeni inalatori devono essere attentamente istruiti sulle reazioni crociate ad altri allergeni alimentari. L’esclusione di cibi correlati e che hanno proteine potenzialmente cross-reattive dovrebbe essere personalizzato in base al rischio di cross-reattività clinica”. Indica il dottoressa Barbara Paolini, che afferma: “L’anamnesi e l’approccio diagnostico possono essere guidati dalla conoscenza dei diversi allergeni a reazione crociata coinvolti e dalla comprensione di queste entità cliniche che possono variare in modo significativo o sovrapporsi. L’uso della diagnosi allergica su base molecolare migliora la comprensione dei componenti allergenici cross-reattivi clinicamente rilevanti da fonti di allergeni e alimenti”.

BIBLIOGRAFIA

  1. Florin-Dan Popescu.Cross-reactivity between aeroallergens and food allergens. World J Methodol. 2015
  2. Jun-Da Li, Zhi-Rong Du, Juan Liu, Ying-Yang Xu , Rui-Qi Wang, Jia Yin Characteristics of pollen-related food allergy based on individual pollen allergy profiles in the Chinese population. World Allergy Organ J. 2020
  3. Papadopoulos NG, Agache I, Bavbek S, Bilo BM, Braido F, Cardona V, Custovic A, Demonchy J, Demoly P, Eigenmann P, et al. Research needs in allergy: an EAACI position paper, in collaboration with EFA. Clin Transl Allergy. 2012

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