L’ATTIVITÀ FISICA PREVIENE LE PATOLOGIE CEREBRALI

La pratica regolare dell’esercizio fisico attiva diverse aree cerebrali, stimolando l’aumento di materia cerebrale anche in età avanzata e migliorando il modo di funzionare delle aree cerebrali coinvolte. Poiché queste aree sono interessate non solo al movimento, ma anche a funzioni cognitive, il miglioramento delle loro funzioni si associa a un incremento della memoria, della capacità di apprendimento, di fronteggiare eventi stressanti e di sensazione di benessere. Scopri come con i medici di Cibum dell'Università di Siena

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Consulenza scientifica

Marco Bonifazi

Specialista in Medicina dello Sport, è Professore associato di Fisiologia
presso il Dipartimento di Biotecnologie mediche dell’Università di Siena. Coordinatore tecnico del Centro Studi e Ricerche della Federazione Italiana Nuoto. Ha partecipato, come medico e dirigente tecnico a otto edizioni dei Giochi Olimpici, dal 1988 al 2016.

EFFETTI ANTI-ANSIA, ANTI-DEPRESSIVI E RITARDO DEL DECADIMENTO COGNITIVO

L’attività fisica riduce la gravità dei sintomi depressivi nella popolazione attiva rispetto a quella inattiva per un aumento dell’attività di neurotrasmettitori che influenzano l’umore e anche attenuando l’atrofia dell’ippocampo attraverso l’aumento di fattori neurotrofici e di crescita.

L’ippocampo, infatti, è la sede principale delle emozioni e della loro interazione con l’apprendimento e la memoria. Sappiamo anche che c’è una correlazione tra decadimento cognitivo e predisposizione a sintomi depressivi.

Dato che l’esercizio migliora le funzioni cognitive esso è quindi anche un antidoto contro la depressione e l’ansia. Questo vale anche, anzi a maggior ragione, per gli over 65.

Le ricerche in questo campo mostrano che l’aumento di materia grigia, osservato dopo un programma di attività motoria, dimezza il rischio di disturbi cognitivi e delle demenze senili come, per esempio, il morbo di Alzheimer.

Inoltre, l’attività fisica migliora la funzione motoria attenuando, per esempio, la progressione del morbo di Parkinson.

L’ESPERTO: LA PREVENZIONE DEL SOVRAPPESO E DELL’OBESITÀ PREVIENE I DISTURBI COGNITIVI

“I disturbi cognitivi della terza età sono più frequentemente presenti nelle persone con disturbi cardiocircolatori legate al sovrappeso e all’obesità. Recentemente è stato osservato che il sovrappeso e l’obesità sono associate a una riduzione, fra l’altro, del volume cerebrale nei lobi frontali e temporali, coinvolti nella memoria e nella pianificazione del comportamento in relazione all’apprendimento.” Indica la Professor Marco Bonifazi, che spiega: “Ciò potrebbe dipendere dall’inattività fisica, dai problemi circolatori, dall’ipertensione e dal diabete senile (che spesso accompagnano sovrappeso e obesità) e dalle alterazioni endocrine che possono associarsi a tali condizioni. L’esercizio fisico, oltre a una alimentazione sana e corretta, aiuta quindi a prevenire i fattori che favoriscono il decadimento cognitivo.”

LA PRATICA REGOLARE DELL’ATTIVITÀ MOTORIA POTREBBE LIMITARE L’USO DI PSICOFARMACI?

L’esercizio, come già detto, ha anche effetti benefici sull’ansia e sulla depressione lieve e moderata, ma la terapia farmacologica deve essere comunque valutata dallo specialista, il cui intervento rimane fondamentale, in modo individuale.

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GLI EFFETTI DELL’ATTIVITÀ FISICA SUL SISTEMA NERVOSO PRESENTANO DIFFERENZE DI GENERE?

Non si conoscono differenze di genere sugli effetti dell’esercizio sul sistema nervoso. Tuttavia, è noto che ci sono patologie, legate a disfunzioni del sistema nocicettivo in relazione allo stress cronico, che colpiscono molto di più il genere femminile.

Per esempio, il dolore muscolo scheletrico cronico diffuso, come la fibromialgia, è una patologia che riguarda, quasi esclusivamente, le donne e si associa spesso a sintomi depressivi. Anche in questi casi l’attività fisica, inserita in un programma di trattamento multidisciplinare, può dare un beneficio importante.

BIBLIOGRAFIA

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