Intervista a Mattia Viel, ciclista del team Androni Giocattoli Sidermec

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Consulenza scientifica

Andrea Giorgi

Andrea Giorgi

Medico Chirurgo specialista in Medicina dello Sport e dell'Esercizio Fisico, opera presso l'UOC Recupero e Rieducazione Funzionale, Azienda USL Toscana Sud-Est-Area Senese.
Esperto di metodologia di allenamento, valutazione funzionale e biomeccanica, alimentazione per il ciclista professionista. Dal 2011 Medico di squadra della Androni Giocattoli-Sidermec Professional Cycling Team.

È necessario uno specialista durante l’allenamento?

L’allenamento in bicicletta, a qualunque livello, richiede tempo e costanza, ma soprattutto l’appoggio di uno specialista, il quale saprà guidarvi al meglio e costruirvi un programma su misura. Dal primo stage con la squadra, che risale all’estate del 2018, collaboro con il Dottor Andrea Giorgi: un percorso caratterizzato da continua ricerca ed evoluzione.

Nel mio caso, il ciclismo professionistico prevede delle stagioni molto intense, con circa 30.000 chilometri annui, di conseguenza è bene monitorare costantemente la condizione fisica, per arrivare nella miglior forma possibile in prossimità degli obiettivi prefissati.

Qual’è il tuo compito principale durante le competizioni?

Essendo un amante delle corse all’attacco, spesso il mio compito è proprio quello di entrare nella fuga di giornata. Un compito non affatto semplice, che, oltre ad un’importante dose di fortuna ed un buon recupero, richiede grande brillantezza fisica e mentale fin dalle prime battute.

Caratteristiche innate o coltivate negli anni anche con attività alternative, nel mio caso grazie alla pista ma che possono comunque essere allenate con esercizi specifici: personalmente trovo molto utili lavori di breve durata, svolti ad alta intensità e velocità. Una vera simulazione delle prime fasi, caratterizzate da scatti e contro-scatti.

E quando è necessario attaccare, come ti prepari?

Quando l’obiettivo è andare all’attacco, la corsa viene interpretata in modo totalmente differente: dalla mattina a colazione dove si cerca di rimanere un po’ più leggeri (per evitare di essere appesantiti durante i primi scatti, spesso decisivi), al riscaldamento che verrà svolto con un approccio piuttosto intenso.

Anche l’abbigliamento viene scelto in modo diverso: il minimo indispensabile anche nelle giornate più fredde, visto che l’atteggiamento è offensivo e si necessita di molta agilità per mantenere le prime posizioni già nel trasferimento. Di conseguenza non vi è tempo per “raffreddarsi”.

Qual’è la strategia più efficace per una corsa?

In una corsa professionistica la fuga prende il largo mediamente entro la prima ora. A volte dopo pochi scatti, soprattutto nelle corse a tappe dove l’obiettivo è la classifica generale. C’è più bagarre invece nelle corse di un giorno dove molti sono i corridori che, data la situazione della corsa decisamente più “aperta” (quindi senza le squadre del leader che controllano), vogliono giocarsi la propria chance di vittoria anticipando i big presenti nel gruppo.

Fino al momento del cosiddetto “barrage” del gruppo, ovvero quando i corridori in prima fila rallentano la velocità e occupano tutta la carreggiata, in modo che gli attaccanti prendano subito vantaggio, la media della corsa rimane molto alta per poi andare successivamente a stabilizzarsi ad una velocità di “crociera” che si aggira intorno ai 40 km/h.

Su percorsi vallonati o pianeggianti, la velocità ad inizio gara sfiora o addirittura supera i 50 km/h. Altra storia per le partenze in salita dove spesso l’azione viene fatta di “forza” e da corridori di un certo calibro.

Un’ altra caratteristica importante è avere un buon “colpo d’occhio” per capire quando sta per avvenire il famoso “barrage“, così da fare pochi scatti o addirittura uno soltanto per entrare nella fuga giusta. Correre dietro ad ogni tentativo non è sicuramente la tecnica migliore, dato che si rischia di perdere lo scatto decisivo oppure di trovarsi davanti ma con parte del serbatoio già vuoto!

Come ti alimenti durante la corsa?

Una volta preso vantaggio è bene iniziare subito ad integrare, idratandosi correttamente e mangiando ogni 40 minuti circa. Personalmente inizio con delle barrette energetiche o delle tortine di riso più conosciute come “rice cakes“, per poi favorire i gel con un maggior apporto di zuccheri nel finale.

Anche nella borraccia è opportuno inserire malto o sali, talvolta hanno anche un gusto piacevole, che facilità l’assunzione di liquidi sotto sforzo! Bere è un aspetto fondamentale, assolutamente da non trascurare: basta un sorso ma fatto spesso.

Inoltre, con il passare delle ore e dei chilometri è importante ascoltare i segnali del proprio corpo e monitorare con costanza wattaggio e battito cardiaco. Un aiuto che la tecnologia ci dà per gestirci meglio, in certe situazioni sicuramente meno spettacolare ma utile ai fini della performance, per affrontare una situazione di corsa tanto spettacolare quanto logorante!

Come affronti il finale della corsa?

È importante arrivare nel finale con una riserva di energia e non totalmente sfiniti. Può capitare che il gruppo “sbagli i conti” e che la fuga, oltre ad essere un’ottima opportunità di pubblicità per l’atleta, nominato tutto il giorno in diretta TV e per gli sponsor (i quali possono godere dello spettacolo leggendo il proprio marchio davanti alle telecamere), come si dice in gergo ciclistico: possa “andare in porto“.

Nel caso in cui la fuga venga invece ripresa, si può ancora dare un piccolo contributo al proprio team, soprattutto in fasi decisive come gli ultimi chilometri.

Un ultimo consiglio?

In conclusione, il consiglio che mi sento di dare rivolto a qualsiasi persona pratichi ciclismo, indipendentemente dai propri obiettivi, dall’età e livello, è di affidarsi ad un professionista ed evitare il “fai da te”. Soprattutto in temi delicati come preparazione, biomeccanica e nutrizione. Un errore comune ma facilmente evitabile è l’overtraining: ovvero l’eccessivo stress del proprio fisico, il quale richiederà un recupero maggiore vanificando gli sforzi fatti e rendendo l’allenamento controproducente. Lo sport è alleato della salute e tale deve rimanere!

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