LA SOGLIA ANAEROBICA ED AEROBICA

Per poter effettuare una attività fisica o sportiva di intensità e durata da qualche minuto a qualche ora è necessario conoscere le propria soglia aerobica e quella anaerobica. Queste determinano l’energia messa a disposizione dal proprio organismo e la produzione e l’accumulo di acido lattico. La soglia anaerobica e quella aerobica determinano i tuoi risultati e le tue prestazioni. Scopri come, con i medici di Cibum dell’Università degli Studi Siena.

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Consulenza scientifica

Marco Bonifazi

Marco Bonifazi

Specialista in Medicina dello Sport, è Professore associato di Fisiologia
presso il Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze dell’Università di Siena. Coordinatore tecnico del Centro Studi e Ricerche della Federazione Italiana Nuoto. Ha partecipato, come medico e dirigente tecnico a otto edizioni dei Giochi Olimpici, dal 1988 al 2016.

LA SOGLIA ANAEROBICA, AEROBICA E IL VO2MAX

Il VO2max è una variabile fondamentale che esprime la massima potenza aerobica di una persona e dipende principalmente dal trasporto cardiocircolatorio dell’ossigeno. Tuttavia, un’intensità attorno al VO2max difficilmente può essere mantenuta oltre 10-15 minuti. Per le prove di durata superiore, gli adattamenti metabolici periferici (quelli muscolari) indotti dall’allenamento di endurance sono fondamentali per migliorare le prestazioni massimali di resistenza a intensità inferiori al VO2max e limitare l’accumulo di acido lattico.

Anche il costo energetico della locomozione influisce sulle prestazioni di resistenza nelle discipline specifiche. Le velocità di locomozione alla soglia anaerobica e a quella aerobica integrano tutte queste variabili e sono ottimi predittori fisiologici delle prestazioni per durate comprese fra alcuni minuti e qualche ora.

LA SOGLIA AEROBICA: COS’È?

Il termine aerobico definisce una condizione nella quale l’energia complessiva per il metabolismo muscolare è fornita esclusivamente dal meccanismo aerobico. In tali condizioni, durante un esercizio prolungato, almeno 15-20 minuti a intensità costante, l’acido lattico nel sangue rimane stabile nel tempo.

L’intensità più elevata alla quale questa condizione è rispettata è definita soglia anaerobica. Questa corrisponde all’intensità dell’esercizio al di sotto della quale le fibre muscolari coinvolte, o la maggior parte di esse, sono quelle aerobiche e quindi la produzione effettiva di lattato è molto scarsa. Si considera che, in questo ambito metabolico, il lattato non debba superare il valore di 2 mmol/l per un esercizio a intensità costante.

LA SOGLIA ANAEROBICA: COS’È?

A intensità molto basse, per esempio camminare oppure correre a bassa velocità per un’atleta bene allenato, le fibre aerobiche sono in grado di assicurare da sole il lavoro necessario. In questo caso la produzione di lattato da parte dell’organismo è molto bassa e il lattato ematico non cambia o cambia molto poco di rispetto al valore basale.

Quando l’intensità dell’esercizio aumenta le fibre di tipo anaerobico iniziano a contribuire al lavoro richiesto. Entro certi limiti il lattato da loro prodotto è rimosso dal sangue e quindi non si accumula, mantenendosi costante nel tempo durante l’esercizio fatto a intensità costante. La massima intensità, costante nel tempo, dell’esercizio che può essere mantenuta senza accumulo di lattato si chiama soglia anaerobica. Sino a questa intensità l’energetica complessiva dell’organismo dipende dal meccanismo aerobico. Quando la soglia anaerobica è superata il lattato inizia ad accumularsi nel sangue, cioè la quantità di lattato prodotto supera la quantità di lattato che può essere rimosso dal sangue, ed il meccanismo lattacido inizia a contribuire alla fornitura d’energia. Statisticamente, la soglia anaerobica è considerata corrispondente alla concentrazione di 4 mmol/l di lattato ematico, ma, considerando l’ampia variabilità individuale, questo valore non deve essere preso alla lettera. Per la grande maggioranza delle persone, il valore di lattato ematico all’intensità di soglia anaerobica si colloca in un intervallo compreso fra le 2,5 e le 5,5 mmol/l. Gli atleti delle discipline di resistenza tendono ad avere i valori più bassi di lattato nell’intervallo descritto.

L’ESPERTO: SOGLIA AEROBICA E ANAEROBICA, COME SI MISURANO?

“Ci sono molti modi per misurare le soglie. Nella letteratura scientifica, sono riportate decine di metodiche per misurare le soglie usando la relazione fra intensità dell’esercizio e lattato, frequenza cardiaca o parametri respiratori come ventilazione, consumo di O2 e produzione di CO2. Oppure tramite test da campo senza misure di parametri funzionali o anche attraverso modelli matematici di analisi delle prestazioni in prove massimali di diversa durata.”

Afferma il Professor Marco Bonifazi, che indica: “Di solito, però, si fa riferimento alla soglia aerobica chiamandola prima soglia, valutata attraverso parametri respiratori (VT1, Ventilatory Threshold negli articoli scientifici) oppure con il lattato (LT1, Lactate Threshold), e alla soglia anaerobica come seconda soglia ventilatoria (VT2) o del lattato (LT2). Qualunque metodo si applichi è fondamentale usare sempre lo stesso per confrontare in modo affidabile i risultati delle prove fatte su atleti nei diversi periodi di allenamento o su sedentari dopo l’avviamento alla pratica motoria.”

BIBLIOGRAFIA

  1. Binder RK, Wonisch M, Corra U, et al. Methodological approach to the first and second lactate threshold in incremental cardiopulmonary exercise testing. Eur J Cardiovasc Prev Rehabil. 2008;15(6):726-734

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