GRASSO CORPOREO: CONTROLLARE QUANTITÀ E DISTRIBUZIONE

L’eccesso di grasso corporeo, assieme al fumo, all’inattività fisica e a valori di colesterolo e trigliceridi alti nel sangue, è uno dei principali fattori di rischio per molte malattie e principalmente quelle cardio e cerebro-vascolari. Oltre alle misure strumentali, che richiedono operatori esperti, esistono dei criteri molto semplici per valutare se il grasso corporeo è in eccesso ed è distribuito in modo da aumentare i fattori di rischio. Scoprili con gli esperti di Cibum dell’Università di Siena

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Consulenza scientifica

Marco Bonifazi

Specialista in Medicina dello Sport, è Professore associato di Fisiologia
presso il Dipartimento di Biotecnologie mediche dell’Università di Siena. Coordinatore tecnico del Centro Studi e Ricerche della Federazione Italiana Nuoto. Ha partecipato, come medico e dirigente tecnico a otto edizioni dei Giochi Olimpici, dal 1988 al 2016.

L’ECCESSO DI GRASSO CORPOREO SI MANIFESTA GIÀ NEL CORSO DELL’INFANZIA

I bambini in sovrappeso hanno maggiori probabilità (circa tre volte di più) di diventare adulti in sovrappeso. Tuttavia il grasso corporeo in eccesso si manifesta più frequentemente nell’età adulta dai 30 anni circa. Da questa età, senza ragioni biologiche conosciute, si può manifestare un aumento di peso di alcuni etti l’anno che, se non controllato, può comportare un aumento di peso dell’ordine di 15 kg in 30 anni (cioè una persona appena sovrappeso a 30 anni può diventare obesa a 60 anni).

Come riportato da alcuni Autori, l’obesità è una conseguenza dell’interazione di molti fattori genetici, che però si considera che possano incidere solo per il 25-30%, e, soprattutto, comportamentali. Infatti, la predisposizione genetica, da sola, non determina necessariamente l’obesità.

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LA VALUTAZIONE DEL SOVRAPPESO PUÒ ESSERE FATTA IN MOLTI MODI

Il calcolo dell’Indice di Massa Corporea (in inglese BMI, Body Mass Index) è quello più semplice: esso viene calcolato come il rapporto tra la massa corporea (cioè il “peso” come si dice comunemente) in kg e l’altezza in metri elevata al quadrato. Per esempio, un giocatore di pallacanestro che pesa 100 kg ed è alto 2 metri ha un BMI di 100 diviso 2 al quadrato (cioè 4). Quindi il suo BMI è 100/4 uguale 25. Per un valore di BMI:

  • sotto 18,5 si ha magrezza
  • tra 18,5 e 24,9 si è normopeso
  • tra 25,0 e 29,9 si è sovrappeso
  • tra 30,0 e 34,9 si ha obesità di I grado
  • tra 35,0 e 39,9 si ha obesità di II grado
  • oltre 40,0 si ha obesità di III grado

Il BMI, ovviamente, non può tener conto delle proporzioni tra tessuto muscolare e tessuto adiposo. Si deve quindi considerare che, negli atleti (e comunque nelle persone molto muscolate) il BMI può essere più alto di qualche punto rispetto alle persone sedentarie o moderatamente attive di pari altezza e superare il valore di 25 anche in individui non sovrappeso.

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L’ESPERTO: UN BMI OLTRE 30 È ASSOCIATO A RIDUZIONE DELLA MATERIA GRIGIA CEREBRALE

“Si stima che nei paesi industrializzati circa un terzo della popolazione adulta abbia un BMI oltre 30. È interessante notare che un BMI oltre 30, indipendentemente dall’età, è associato a una minore materia grigia nei lobi frontali e temporali, coinvolti nella memoria e nella pianificazione del comportamento in relazione all’apprendimento.” Indica il Professor Marco Bonifazi che spiega: “Ciò potrebbe dipendere dall’inattività fisica, dai problemi circolatori, dall’ipertensione e dal diabete senile, che spesso accompagnano sovrappeso e obesità, e dalle alterazioni endocrine che possono associarsi a tali condizioni.”

L’IMPORTANZA DELLA MISURA DEL BMI E DELLA CIRCONFERENZA DI VITA

La misura del BMI ha significato nel determinare il rischio di malattie cardio e cerebro-vascolari, diabete di II tipo senile e ipertensione. Ovviamente maggiore è il BMI e più grande è il rischio di queste patologie. Il rischio aumenta se la circonferenza di vita è superiore a 102 cm nell’uomo e 88 cm nella donna.

Il grasso distribuito nella zona viscerale-addominale (obesità androide, quella più tipica nell’uomo), infatti, rappresenta un fattore di rischio superiore rispetto al grasso presente nei fianchi – glutei e cosce – che è tipico dell’obesità di tipo ginoide più frequente nelle donne.

BMI

I RISCHI PER LA SALUTE SONO LEGATI ANCHE ALLA DISTRIBUZIONE DEL GRASSO CORPOREO

A parità di valore di BMI, quindi, una circonferenza di vita elevata indica un aumento della quantità di grasso addominale. Questa condizione, di solito associata a livelli di trigliceridi alti nel sangue, è legata all’eccesso di adiposità viscerale che è la condizione principale di aumento del rischio cardio-vascolare e cerebro-vascolare.

Per questa ragione, gli obiettivi dell’intervento terapeutico non sono solo rappresentati dal dimagrimento (e dalla conseguente riduzione del BMI) ma anche dalla diminuzione dei trigliceridi nel sangue e della circonferenza del giro-vita. Entrambi i miglioramenti possono essere ottenuti con l’esercizio fisico, come già indicato, e con una corretta alimentazione.

BIBLIOGRAFIA

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  2. McArdle WD, Katch FI, Katch VL. Fisiologia dell’esercizio. Piccin Nuova Libraria S.p.A, Padova. 2019
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  4. WHO. Obesity, Preventing and Managing the Global Epidemic. World Health Organisation: Geneva, 2000

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