DIETA E MEDICINA DI PRECISIONE: UNA NUOVA ERA?

Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo rapido aumento di prevalenza di malattie quali obesità e diabete mellito, che si associano ad un aumentata mortalità per malattie cardiovascolari. Il drammatico incremento di prevalenza di obesità e diabete nel mondo occidentale ha portato ad un crescente interesse per la dieta e l’alimentazione, ritenute un fattore fondamentale nel determinare l’insorgenza di tali malattie, sottolineando i rischi per la salute cardiometabolica di diete ad elevato contenuto di carboidrati, con particolare attenzione alle fonti di carboidrati ed al loro indice glicemico. Scopri di più con i medici di Cibum dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese

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Consulenza scientifica

Caterina Formichi

Ha conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia (2009) e la specializzazione in Endocrinologia e Malattie Metaboliche (2015) presso l’Università degli Studi di Siena. Nel 2020 ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Medicina Molecolare presso Sapienza Università di Roma. Dal 2016 svolge attività clinica presso la UOC Diabetologia e Malattie Metaboliche dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese. Svolge inoltre attività di ricerca nell’ambito delle Malattie Metaboliche. Dal 2010 ha partecipato come sub-investigator a numerosi protocolli sperimentali di fase 2 e 3 in ambito endocrino-metabolico. Ha partecipato, in qualità di relatrice, a numerosi congressi in ambito diabetologico.

ALIMENTAZIONE E SALUTE METABOLICA

È ormai noto come l’iperglicemia rappresenti un fattore di rischio per la sindrome metabolica e le malattie cardiovascolari. La dieta influenza direttamente le concentrazioni di glucosio nel sangue, pertanto un’alimentazione in grado di controllare i livelli glicemici può esercitare notevoli benefici nella prevenzione del diabete mellito e delle complicanze ad esso associate.

L’aumentato consumo di cibi industriali contenenti carboidrati ad alto indice glicemico e poveri di fibre, tipico dei Paesi industrializzati, si è accompagnato ad un aumento di prevalenza di obesità e diabete mellito.

Le evidenze finora accumulate suggeriscono una relazione diretta tra la glicemia postprandiale e le malattie cardiovascolari sia in soggetti affetti da diabete mellito di tipo 2 che in soggetti non diabetici, ed il controllo della glicemia postprandiale si traduce in importanti benefici sul rischio di malattia cardiovascolare. Studi epidemiologici hanno dimostrato che la combinazione di un basso carico glicemico e di un alto apporto di fibre riduce significativamente il rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 2.

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COS’È L’INDICE GLICEMICO DEGLI ALIMENTI?

L’indice glicemico (GI) è definito come la risposta glicemica (GR) indotta da una porzione di cibo contenente 50 g di carboidrato disponibile, cioè il carboidrato presente negli alimenti che viene digerito, assorbito e metabolizzato come tale, ed è espresso come percentuale della GR suscitata da 50 g del carboidrato di riferimento (cioè una soluzione di glucosio oppure pane bianco, definiti rispettivamente come scala del glucosio o scala del pane).

La risposta glicemica (GR) è la variazione nelle concentrazioni post-prandiali di glucosio nel sangue conseguente all’ingestione di un cibo o un pasto che contiene carboidrati.

Gli alimenti contenenti carboidrati che vengono digeriti, assorbiti e metabolizzati rapidamente sono considerati alimenti ad alto GI (> 70 sulla scala del glucosio), mentre quelli che vengono digeriti, assorbiti e metabolizzati lentamente sono considerati alimenti a basso GI (<55 sulla scala del glucosio).

Si parla invece di carico glicemico (GL) di un alimento per indicare un parametro calcolato come il prodotto del GI e del contenuto totale di carboidrati disponibili in una determinata quantità di cibo.

Le diete a basso GI hanno dimostrato di migliorare il controllo glicemico, di migliorare i livelli di colesterolo e trigliceridi circolanti e altri fattori di rischio cardiovascolare e di promuovere calo ponderale.

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MEDICINA DI PRECISIONE: UN NUOVO APPROCCIO TERAPEUTICO ALLE MALATTIE METABOLICHE

Le linee guida nazionali ed internazionali hanno individuato alcuni pattern alimentari da applicare a tutti gli individui per mantenere adeguati livelli di glucosio e grassi nel sangue, allo scopo di ridurre il rischio di sviluppare malattie metaboliche e cardiovascolari. Queste indicazioni si basano sull’identificazione di alcuni tipi di alimenti ‘benefici’, che dovrebbero quindi far parte di ogni schema dietetico, e di alimenti ‘dannosi’ per la salute metabolica, da consumare in quantità ridotte o addirittura eliminare dalla dieta.

Gli interventi dietetici comunemente utilizzati per prevenire l’iperglicemia solitamente si basano su una restrizione calorica e sul controllo del contenuto di carboidrati nella dieta. Tuttavia l’efficacia di tali approcci è estremamente variabile, senza un significativa superiorità di un approccio nutrizionale rispetto ad un altro.

Questo approccio ‘standardizzato’, tuttavia, non prende in considerazione l’estrema variabilità nella risposta individuale ad uno specifico pattern dietetico, sia in termini di risposta glicemica che di calo ponderale.

Tale variabilità è determinata da numerosi fattori:

  • fattori genetici
  • stile di vita
  • fattori ambientali, compresa l’esposizione a tossine ed inquinanti ambientali
  • la composizione del microbioma intestinale

L’interazione di questi fattori rende ragione della complessità e della notevole variabilità interindividuale nella risposta ad uno stesso trattamento, incluso il trattamento dietetico, e giustifica il crescente interesse per la medicina di precisione. È ormai opinione comune che la strategia di maggior successo per il controllo delle concentrazioni di glucosio nel sangue dipenda dalle caratteristiche di ogni singolo individuo.

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LA MEDICINA DI PRECISIONE

La medicina di precisione è un approccio emergente, che mira ad adattare il trattamento alle caratteristiche individuali del paziente, per massimizzare il beneficio e minimizzare il danno, tenendo conto della variabilità individuale allo scopo di prevedere più accuratamente le strategie terapeutiche e di prevenzione con maggior beneficio in determinate sottopopolazioni di soggetti.

Alcuni recenti studi hanno dimostrato come anche la risposta glicemica a determinati alimenti non sia fissa ma possa variare da persona a persona. Per tale motivo si rende necessario un nuovo approccio alla terapia nutrizionale, che tenga in considerazione la variabilità nella risposta al trattamento per migliorare il risultato dell’intervento nutrizionale.

In particolare, uno studio su una popolazione israeliana ha chiaramente dimostrato che la risposta glicemica postprandiale (PPGR) varia da persona a persona e, integrando le PPGR con altre variabili cliniche e laboratoristiche è possibile prevedere la risposta glicemica individuale e generare diete personalizzate per ridurre al minimo le fluttuazioni glicemiche post-prandiali e gli effetti metabolici potenzialmente dannosi ad esse associati.

I ricercatori hanno monitorato i livelli di glicemia dei soggetti partecipanti, attraverso monitoraggio in continuo della glicemia per 7 giorni, ed hanno ottenuto informazioni dettagliate sugli alimenti ingeriti, attraverso una app per smartphone, e sullo stile di vita, valutato misure antropometriche ed informazioni mediche rilevanti, e raccolto campioni di sangue e di feci per lo studio del microbioma intestinale. L’analisi dei dati ottenuti ha permesso di dimostrare una notevole variabilità nella risposta glicemica interindividuale agli stessi alimenti e di sviluppare un algoritmo che permettesse di predire la risposta glicemica a un numero molto ampio di alimenti.

L’algoritmo è stato poi applicato ad un secondo gruppo di pazienti, dimostrando un’ottima performance nel prevedere la risposta glicemica ad un pasto e permettendo di sviluppare schemi di alimentazione personalizzati a scopo terapeutico, per controllare le escursioni glicemiche post-prandiali.

L’ESPERTA: ALGORITMO SEMPRE VALIDO?

È interessante sottolineare che, sulla base dell’algoritmo, alcuni alimenti (ad esempio la pizza) erano stati inseriti nella dieta di alcuni individui ma esclusi dalla dieta di altri, sulla base della migliore o peggiore risposta glicemica prevista dall’algoritmo stesso”. Indica la dottoressa Caterina Formichi, che spiega: “Un altro gruppo di ricercatori ha dimostrato successivamente che tale algoritmo era valido ed applicabile anche in una popolazione diversa da quella in cui era stato originariamente sviluppato. Hanno infatti applicato l’algoritmo in una popolazione statunitense, dimostrando che l’algoritmo descritto nella popolazione israeliana è applicabile anche ad una popolazione del Midwest degli Stati Uniti ed è superiore agli approcci nutrizionali comunemente usati per il controllo delle risposte glicemiche. Questi studi rappresentano un primo importante passo verso l’utilizzo di dati clinici e genomici per formulare raccomandazioni personalizzate con rilevanza terapeutica”.

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