Consulenza scientifica
FICO D’INDIA: UN SUPERALIMENTO NATURALE DEI CLIMI ARIDI
Il fico d’India, pianta simbolo dei paesaggi assolati e aridi, si è perfettamente adattato a crescere anche in terreni poveri di acqua, rappresentando uno straordinario esempio di resilienza agricola e di stagionalità alimentare. Quando le condizioni ambientali sono estreme, la natura offre soluzioni efficaci: questa pianta fornisce nutrimento e benefici proprio dove e quando ce n’è più bisogno. In Italia, la sua coltivazione è diffusa soprattutto in Sicilia, dove le piantagioni specializzate ne valorizzano i frutti per il consumo fresco.
Il frutto, comunemente noto come fico d’India, è in realtà una bacca carnosa dalla forma ovale, ricoperta di minuscole spine e caratterizzata da una polpa dolce contenente fino a un centinaio di semi. I colori della buccia variano in un arcobaleno che va dal verde al giallo, fino all’arancio, al rosso e al magenta, sfumature che si riflettono anche nella polpa e dipendono dalla presenza di specifici pigmenti naturali e composti bioattivi.
Già i nostri antenati conoscevano e sfruttavano a fondo le proprietà di questa pianta. Utilizzavano ogni parte del fico d’India, ad eccezione del fusto lignificato. Una tradizione che affonda le radici nella cultura popolare siciliana, ma che ha anche forti legami con il patrimonio terapeutico e gastronomico dell’America Latina, da dove la pianta proviene originariamente.
Particolarmente interessanti sono i cladodi, ovvero i giovani rami appiattiti noti come “pale”. Questi, se raccolti verdi e non ancora completamente ricoperti di spine, possono essere cucinati in vari modi: impanati e fritti, grigliati, oppure spremuti per ottenere un succo ricco e viscoso. Questo liquido è utilizzato non solo come bevanda rinfrescante, ma anche per le sue proprietà lenitive, cicatrizzanti e disinfettanti. Ricco di pectine e mucillagini, il succo di cladodi è apprezzato nella medicina popolare per la sua azione gastro-protettiva e per favorire la funzione biliare e drenante.

FICO D’INDIA: BENEFICI
Al succo, ma anche all’infuso di fiori secchi, viene riconosciuto un effetto antispastico nelle coliche renale e nella microlitiasi. Ancora 50 anni fa le nonne siciliane lo addolcivano con zucchero e lo somministravano ai bambini come sedativo negli accessi di pertosse.
La ricchezza in pectina e mucillagini, oltre a numerosi antiossidanti, ha dato lo spunto all’industria alimentare per la supplementazione a farine di grano duro o gluten free per creare delle paste che hanno dimostrato un effetto positivo sulla riduzione del colesterolo plasmatico e della glicemia post-prandiale.
La presenza di fibra, solubile e insolubile , aiuta la peristalsi e la funzionalità intestinale, aumenta il senso di sazietà, rallenta l’assorbimento di carboidrati e lipidi, ne fa un ottimo spuntino per chi è a dieta e vuole difendersi dalla calura estiva.

L’ESPERTO: UN OTTIMO NUTRACEUTICO
“Nell’ultimo decennio, numerosi studi accademici e di aziende private hanno fornito prove convincenti del potenziale beneficio nutrizionale incoraggiandone l’uso come nutraceutico“. Indica il Dott. Santo Morabilto, che spiega: “Ai suoi componenti sono state attribuite interessanti attività antinfiammatorie, antimicrobiche, antiossidante e antitumorali, sul controllo del peso e di parametri metabolici, come la glicemia e il profilo lipidico. Favoriscono la diuresi e potrebbero avere anche un effetto depurativo che veniva sfruttato in passato in caso di postumi da sbornia”.
FICO D’INDIA: VALORI NUTRIZIONALI
Studi recenti completano il suo valore nutrizionale con la presenza di vitamina E, magnesio, acidi organici (acido malico e tartarico), aminoacidi e tannini. Inoltre importanti proprietà salutari del fico d’India sono dovute alla notevole concentrazione di acidi fenolici totali, carotenoidi (betanina, indicaxantina e betaxantina) e flavonoidi (quercetina, isoramnetina, miricetina, kaempferolo e luteolina), le. I semi contengono il 62% di acido linoleico e il 20% di acido oleico.

FICO D’INDIA: MILLE USI IN CUCINA
Con i frutti si può preparare uno sciroppo per stupire gli ospiti con i diversi colori, rosso bianco o giallo, o un originale gelato. Tipica ricetta siciliana è la preparazione della mostarda, utilizzando amido di mais ed aromatizzando con succo di arancio, cannella e/o semi di finocchio.
Il metodo più diffuso per conservare i frutti resta la classica confettura, facile da preparare perché non necessita di addensanti e di zuccheri aggiunti, arricchisce e colora la fetta di pane, ottimo riempimento per biscotti fatti in casa e crostate, con la classica pasta frolla che si può guarnire anche con un passato di polpa fresca.
Ovviamente delle bucce spinose si butta solo la parte del picciolo ed ombelicale perché il resto, ben spinato, può servire tagliato a strisce insieme all’immancabile cipolla, per essere caramellato in agrodolce come antipasto o contorno, oppure insieme al frutto tagliato a dadini per preparare un originale, fresco e saporito risotto.
FICO D’INDIA: NON ECCEDERE
Se in molti ne incoraggiano il consumo e ne evidenziano gli aspetti salutistici è sempre bene non eccedere per evitare fastidiosi effetti collaterali gastrointestinali che vadano oltre la regolarizzazione dell’alvo. Esiste una controindicazione per chi è affetto da diverticolosi per via dei numerosissimi piccoli semini che potrebbero depositarsi creando infiammazione e aggravando eventuali sintomi già presenti.
BIBLIOGRAFIA
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